8 storie di vita reale

Ebbene si, anch’io mi sono lasciato “incatenare” da Francesco….io che avevo promesso che quella della raccolta di fondi per i cuccioli di siberian husky abbandonati sulle autostrade del Congo sarebbe stata l’ultima catena di Sant’Antonio in cui mi sarei fatto abbindolare…

Regolamento: raccontare 8 fatti che hanno te come protagonista, nominare o “incatenare” altri 8 blogger e farglielo sapere..

Io direi che invece di essere io a incatenarvi vi incatenaste da soli, non so 8 volontari alzino la mano, battano un click, magari i primi 8 che hanno avuto la curiosità di leggere questo blog…le monde est à vous!

1) Mio cugino si chiama Claudio ed è una delle persone più bugiarde che conosco. Tuttavia gli voglio un mondo di bene anche perché quando avevo solo due anni mi ha salvato la vita. Giocavo in campagna e sono caduto in uno di quei pozzi quadrati, poco più di 20 cm di lato, profondi mezzo metro. Uno di quei pozzetti che si lasciano scoperti al fine di poter gestire i flussi idrici per l’irrigazione degli agrumeti. Sono caduto a testa in giù, con tutta la testa sott’acqua. Mio cugino ha avuto la prontezza di riflessi di tirarmi su dai piedi dopo un paio di secondi. Deve essere stato un episodio abbastanza traumatico per chi era presente ma io per fortuna non me ne ricordo. Non se ne ricorda nessuno eccetto mio cugino.

2) Ho cominciato a suonare il basso elettrico all’età di quindici o sedici anni per formare una band punk che aveva già reclutato batterista, cantante e chitarrista tra i ragazzi peggio vestiti del quartiere. In realtà in quel periodo ascoltavo Iron Maiden e Metallica ma ho capito solo alla fine del quarto anno di liceo che per avere successo con le ragazze era meglio tagliarsi quei capelli. Il mio primo basso è stato un Jefferson by Eco, insomma una pessima imitazione di un Fender Precision, body nero, battipenna bianco, tastiera in palissandro. Costava 170 mila lire. Dopo una settimana è caduto dal piedistallo e il manico si è spezzato in due proprio all’altezza del quinto tasto. Avevo appena imparato a suonare La Bamba. Ho dovuto incollarlo e venderlo in fretta ad un ragazzo che passava intere giornate e nottate con birilli, palline e il super diablo. Forse sapeva fare anche il mangiafuoco con la vodka. Comunque non mi sembrava abbastanza sveglio da accorgersi del manico rotto e incollato. Era stato bocciato tre volte in prima elementare. Per via delle assenze, diceva. Aveva sempre occhi rossissimi, le ditta gialle, la maglietta dei Pink Floyd con dei buchetti all’altezza della cintura e a volte non riuscivo a capire quello che mi diceva. Non avevano ancora inventato ebay. Gli ho chiesto 100 mila lire. Qualche giorno dopo ho saputo che aveva rivenduto il basso ad un mio compagno di classe per 150 mila.

3) Non sono un tipo molto sportivo. Non nel senso che non sempre si può vincere, bisogna saper perdere. Ma nel senso che non pratico sport di squadra, odio il calcio, non ho sky. Eppure da piccolo ho bazzicato diverse palestre e campi di calcetto. Ai tempi delle medie sono diventato cintura blu di karate. Ho smesso quando in un kumitè col maestro ho piantato un pugno in piena tibia. Oddio che dolore. Si è difeso dicendo di aver alzato il ginocchio perché pensava che il mio pugno fosse diretto sui….Ho avuto anche la sua firma su quel gesso. Poi un anno di basket, un anno di scuola calcio di cui ricordo litri di acqua e anice e l’odore dei calzini, pallavolo, nuoto, ping pong. Adesso alzo qualche pesetto in primavera giusto per arrivare decenti alla prova costume.

4) Molti mi chiedono perché ho scelto di laurearmi in ingegneria elettronica. Le mie risposte sono diverse a seconda dell’interlocutore. Perché si vociferava che grosse aziende assumessero anche prima della laurea con stipendi berlusconiani. Perché adoro l’elettronica, da piccolo smontavo le radiosveglie per contare il numero di resistenze e condensatori e poi richiudevo tutto. Perché era la più difficile. Perché ho tirato a sorte e non è uscita Filosofia.

5) Se sei già stanco non leggere oltre, altrimenti vai al punto 6) ma assumiti le tue responsabilità.

6) Il geco verrucoso non rende certo onore al suo nome infatti, nonostante i granuli e tubercoli che adornano la sua schiena e la coda, appare comunque più “liscio” della Tarentula mauritanica. Il suo aspetto è decisamente più slanciato e delicato ed occupando territori spesso sovrapposti viene scambiato dai meno esperti per un “piccolo” dell’altra specie.
In realtà confonderli è difficile, l’Hemidactylus turcicus in Italia non supera i 10-12 cm di lunghezza totale ed ha spesso una colorazione chiara tendente al rosa (soprattutto di notte) coperto di numerose macchiette marroni. La coda è un alternarsi di anelli chiari e scuri con colorazione molto più accentuata nei soggetti giovani (serve infatti a “catturare” l’attenzione di un eventuale predatore in modo da dirigere un attacco sulla coda che può essere persa). Resta il fatto che a seconda del substrato su cui si trova il nostro amico è capace di adeguare la colorazione per rendersi invisibile, e questa è probabilmente la ragione per cui l’uomo involontariamente lo ha “scarrozzato” per tutto il globo terracqueo permettendogli un’espansione geografica davvero notevole.

7) Una sera ho conosciuto in un vecchio pub (che oggi non esiste più perchè al suo posto è sorto l’ennesimo negozio di abbigliamento cinese) una ragazza bellissima, fisico mozzafiato, occhi chiari, lunghi capelli neri e liscissimi. Le ho offerto da bere. Ho scoperto che aveva le mie stesse passioni, i miei stessi gusti musicali, aveva letto gli stessi libri, visitato gli stessi paesi. Forse anche gli stessi progetti per il futuro.  Non so, forse un Erasmus. In qualche modo, sfiorandomi la mano, aveva confutato la teoria elettrostatica degli opposti che si attraggono e chissà quali altre leggi della fisica. Insomma era la donna della mia vita. Mi faceva stare bene, quasi felice. E senza che ci fossimo accorti del tempo che passava si erano fatte le quattro del mattino. Così mi ha invitato a salire a casa sua, mi ha baciato e poi io ho baciato lei. Non era il solito “one-night stand”, mi ha lasciato il numero e ci siamo rivisti fino a capire di essere ormai due fidanzati. Sono stato con lei per tre anni e mezzo. Poi mi sono svegliato.

8) Ieri sera aspettavo che una macchina già piena zeppa di amici, con lo stereo che fa tremare i vetri e volti stralunati che tradiscono un’ ingiustificata euforia, mi passasse a prendere per andare insieme al concerto degli Afterhours. Toccava a uno di loro, il più triste, restare sobrio e guidare. Per quella sera, la mia Fiat Punto era ben felice di starsene in garage.
Il loro consueto ritardo mi ha concesso il tempo di controllare la posta elettronica prima di chiudere in ordine e-mule, msn, myspace e infine spegnere il computer. Trovo così la notifica e-mail dei commenti sul blog e ahimè 🙂 quello di Francesco…io che da moderno Spartaco odio le catene…ma se avete letto fin qui, a meno che non abbiate letto a saltare, sapete già come è andata a finire questa storia.

8 storie di vita realeultima modifica: 2007-09-20T13:45:00+02:00da codadigeco
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8 pensieri su “8 storie di vita reale

  1. Ecco, grazie a questo gioco messo giù da Tempestina, ho scoperto un altro punto che ci accomuna.
    Oltra all’ingegneria ed al gusto della poesia…anche la musica… Cio collega musicista…io suono la chitarra e la tastiera… facciamo un gruppo dai!!
    Ciao
    Francesco

  2. si caro geco..sono io la causa di questa catena…..dai su però è stato divertente farla o no??? se tuo cugino non ti avesse salvato noi non ci saremmo mai commentati!!!

  3. 1) Tuo cugino è bugiardo ?

    Da piccolo non sei mai caduto nel pozzetto e lui non ti ha tirato fuori prendendoti per i piedi.
    Si è inventato tutto…altrimenti che gran bugiardo sarebbe ?

  4. sono stata incatenata anche io…. ora devo pensare a 8 episodi…. comunque e’ stato carino leggerti ciaooooooooooo terry

  5. Nel giardino della vita, il prato più verde è la solidarietà,
    l’acqua più pura è la sincerità, il fiore più bello è l’amicizia…

    Un mio pensiero volante per augurarti buon fine settimana.

    Ciao da pulvigiu.

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